sabato 9 gennaio 2016

Il capitale nel XXI secolo di Thomas Piketty e la funzione di Cobb-Douglas

Oggi propongo una recensione del libro più noto di Piketty scritta dall'amico Gianni Amati.

Che bel libro quello di Thomas Piketty. "Il capitale nel XXI secolo (Saggi Bompiani).” Piketty riscrive le leggi del capitalismo dimostrando dati alla mano che la profezia marxista, secondo la quale il capitalismo si stesse scavando la propria fossa, potrebbe avverarsi.
Piketty va oltre la legge economica classica (la funzione di Cobb-Douglas), secondo la quale la generazione della ricchezza seguirebbe una funzione lineare, sebbene su scala logaritmica, di capitale e lavoro.


Y = produzione; L = lavoro; K = capitale immesso; A = fattore di produttività;
α e β
output elasticities del capitale e del lavoro rispettivamente

In altre parole, secondo questa legge, basterebbe immettere capitale, avere dei lavoratori con le abilità necessarie a produrre beni e servizi, e la crescita sarebbe assicurata. Infine è possibile innalzare ancora la crescita con l'innovazione ottenendo maggiore produttività.

Eppure oggi, nonostante il costo bassissimo del denaro, la disponibilità di manodopera anche qualificata, assistiamo, al contrario, a un rallentamento generale del tasso di crescita nei paesi più industrializzati, la cui media risulta essere oramai la stessa in Europa e in America. Per i paesi meno industrializzati, come quelli asiatici, la crescita a fine secolo convergerà più lentamente allo stesso valore, che sarà molto basso, tra lo 0.5% (nell'ipotesi più pessimista) all'1.5% (più ottimisticamente). Ovvero il destino del capitalismo maturo è segnato da un'economia globale a bassa crescita. Sarà lo stesso tasso che si riscontrava nel diciannovesimo secolo! Ma quali sono i motivi per i quali ci avviamo a un'economia globale a bassa crescita e quali saranno le conseguenze sociali?

Secondo Piketty, per trovare le vere cause della bassa crescita occorre rivisitare la legge fondamentale del capitalismo, visto che questa non è più sufficiente a spiegare il ciclo economico recente. O meglio, la legge di Cobb-Douglas può essere applicata solo a particolari periodi, ad esempio quelli che sono succeduti a shock demografici, come il periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale agli anni 70. La crescita demografica, caratteristica di quel periodo, è infatti un fattore di crescita economica e nello stesso tempo di livellamento economico, in quanto in questi periodi i nuovi soggetti economici tendono a risparmiare, e quindi ad accumulare ricchezza. La legge di Cobb-Douglas applicata a questo periodo è perfetta.
Ma una volta che l'effetto demografico termina, interviene il fenomeno di iper-accumulazione delle ricchezze (Marx parlava di accumulazione infinita del capitale). I soggetti economici esistenti trovano sempre meno vantaggioso creare un tasso di profitto adeguato al proprio capitale investito e, le ricchezze, ma anche le stesse professioni vengono solo ereditate e trasmesse in modo elitario. Le ricchezze accumulate da una generazione possono essere significative. Infatti Piketty osserva che anche in presenza di una crescita media bassa, per esempio il 2.5%, su un lungo periodo di tempo, cioè generazionale che è di circa 30 anni, la ricchezza accumulata si raddoppia. Ecco che qui si affaccia di nuovo Marx con la sua teoria di accumulazione infinita del capitale, grande intuizione che Piketty ridefinisce in modo scientifico e convincente. Con un livello di accumulazione eccessivo delle ricchezze, si ferma l'ascensore sociale, risulta sempre meno conveniente investire nei paesi a bassa crescita perché si ridurrebbe troppo il tasso di profitto. Insomma il capitalismo per funzionare deve avere una generazione che sia in grado di costruirsi da sola il proprio futuro! Il conflitto esistente nel capitalismo moderno tra ricchezza ereditata e lavoro non è però di classe, come Marx avrebbe voluto, cioè non è ancora declinato a essere vissuto come conflitto politico dovuto all'esistenza di una vertiginosa diseguaglianza tra ricchi e poveri, ma è di natura sistemica e strutturale, che dunque mina le fondamenta stesse del capitalismo!

In che modo Piketty riscrive matematicamente le leggi del capitalismo? Tipicamente un europeo possiede un capitale medio di 180.000 Euro e un'entrata media di 30.000 Euro. Occorrono cioè per noi europei sei anni (180.000/30.000) per produrre nuova ricchezza equivalente alla ricchezza da noi già posseduta. Ora questo rapporto si dimostra essere uguale, ma solo nel lungo periodo ad esempio generazionale, al rapporto (s/g) tra capacità di risparmiare (s) è il tasso di crescita media (g). Il tasso di risparmio italiano, ad esempio, è stato del 12%, che rapportato a una crescita media del 2%, fa esattamente sei, come prima.

Dunque, da questa semplice uguaglianza si deduce che se la crescita è bassa, il tasso di risparmio è lo stesso, i redditi medi rimangono bassi, allora questo vuol dire che abbiamo accumulato troppa ricchezza. In Italia poi Salvini, Grillo, Meloni & Co. non ci permettono di accogliere nuovi soggetti economici per abbassare questa ricchezza media quindi siamo destinati a una bassa crescita. Comunque la spinta demografica deve comunque arrestarsi, e quindi questa sarebbe comunque un palliativo generazionale. Cosa fare allora?

Piketty prevede una società nella quale il dilemma ottocentesco di costruirsi il proprio destino di vita scegliendo tra eredità o lavoro, descritto nel romanzo di Balzac, Papà Goriot, si riproporrà domani (o forse già oggi?) come allora. I livelli di vita che oggi è possibile raggiungere accedendo all'élite dei patrimoni ereditati sono già effettivamente molto più alti dei redditi che sarebbe possibile acquisire accedendo all'élite dei redditi da lavoro.
Piketty però afferma “L’idea secondo cui la libera concorrenza promuoverebbe la fine della società fondata sull'eredità e l’avvento di un mondo più meritocratico è una pericolosa illusione.” La proprietà del capitale e dei redditi che ne derivano è molto più concentrata della ricchezza generata dai redditi da lavoro. Quindi possiamo modificare come priorità la distribuzione della proprietà del capitale intervenendo su tre direzioni: i processi relativi al risparmio e all'investimento, le norme sull'eredità e sulle successioni, il funzionamento dei mercati immobiliari e finanziari.

Per quanto riguarda il risparmio occorrerebbe che ognuno di noi arrivi al momento della propria morte con un capitale nullo e quindi non ereditabile (implementando il modello bi-periodale di Modigliani che prevede che da vecchi si consumi tutto quello che si è risparmiato da giovani), e ciò sarebbe virtualmente attuabile con dei fondi pensionistici più consistenti e obbligatori. Piketty osserva che la distribuzione del capitale sarebbe stato ancora più concentrata se non ci fossero stati tali fondi.

Per quanto riguarda il reddito successorio, questo si aggira intorno al 20% annuo del reddito nazionale. A breve diventerà del 25% e tenderà sempre di più a salire. Occorre semplicemente tassarlo. Non è solo per un principio di equità ma di pragmatica utilità.

Sulla tassazione dei capitali finanziari come la Tobin Tax sappiamo già, ma poco si è fatto e forse non si farà mai.

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